Il funerale laico

La scomparsa di un caro è sempre un momento triste nella vita di ogni persona. Una cosa che accomuna tutti è la ricerca del miglior modo per salutarli l’ultima volta. Tutti noi conosciamo i riti funebri religiosi, e ci sembra ormai una prassi consolidata che qualunque defunto abbia questo rito. E anche i luoghi sono sempre legati all’aspetto religioso, dal posto nel quale si svolge il rito funebre, al cimitero comunque ricco di simbolismo religioso.

Tutti noi conosciamo il rito del matrimonio civile, ci siamo abituati e sappiamo come si svolge. Come per il matrimonio esiste anche il funerale civile o laico. In questo articolo parleremo di questo rito sempre più richiesto, anche attraverso le voci della celebrante laica Alessandra Rizzi e del responsabile della formazione dei celebranti laici, nonché presidente della sezione UAAR di Pordenone Loris Tissino.

Cosa si intende per funerale laico?

Ritolaico.com lo descrive come un’occasione per dare il commiato a una persona cara, senza riferimento alle religioni. Durante un funerale laico si celebrano la vita e gli affetti del dipartito e non si usano preghiere né riti religiosi.

Anche se non si crede in alcuna religione è importante dare un ultimo saluto ai nostri cari, è un momento sociale importante, dove parenti e amici possono condividere tra loro ricordi, aneddoti, storie e farsi forza in un momento triste e segnante. Il funerale, lo sappiamo, serve a chi resta, e l’elaborazione del lutto passa anche attraverso questo momento di cordoglio.

Dove si svolge un funerale laico?

Per celebrare un rito laico non ci vogliono permessi o requisiti particolari, perciò il rito si può celebrare ovunque. La legge stabilisce che ogni comune deve mettere a disposizione una “sala del commiato”. Molti comuni hanno creato una sala apposita per questa funzione, ma dove non fosse così le altre opzioni sono la casa, la sala consiliare del comune, un luogo caro al defunto o di particolare simbolismo, come nel caso della camera ardente di Dario Fo al teatro Piccolo di Milano, e, in alcuni casi, in presenza di parroci particolarmente sensibili, anche qualche chiesa o luogo consacrato. Come dice Loris Tissino dello UAAR:

abbiamo condotto un’analisi in molti comuni cercando di capire se si fossero dotati di una sala apposita per questo tipo di funzioni. Ci sono sempre più comuni che si stanno adoperando in questa direzione, anche se a volte la resistenza culturale è ancora molto forte. Ma visto la costante richiesta di questo tipo di cerimonie confidiamo che sempre più comuni possano offrire questi spazi”.

Chi celebra un funerale laico?

A differenza dei matrimoni civili, un rito funebre laico può essere celebrato da chiunque senza bisogno di permessi o nullaosta. Perciò può essere celebrato da un amico, un familiare o un conoscente. Esistono anche dei celebranti che hanno seguito una determinata formazione. Questi ultimi sono riuniti in un progetto supportato dallo UAAR dal nome “cerimonie uniche” (cerimonieuniche.it) e operano da circa una decina d’anni sull’intero territorio nazionale. Alessandra Rizzi, counselor e cerimoniere funebre, nonché coautrice del libro “Ritualità del silenzio. Guida per il cerimoniere funebre” (Maria Angela Celati, 2018, Nuova Dimensione) fa parte di questa rete e ci ha spiegato che:

è importante sottolineare che la cerimonia laico-umanista non significa atea, ma si tratta di una cerimonia personalizzata, poiché viene svolta nel rispetto delle volontà e delle scelte del defunto. Il compito del celebrante è anche quello di coordinare i vari passaggi della cerimonia, dalla chiusura del feretro alla tumulazione o alla dispersione delle ceneri. Tutti i celebranti accreditati sono formati da docenti nazionali e internazionali e sono in grado di offrire un aiuto amichevole ed esperto in un momento difficile e frenetico”.

Come si svolge la cerimonia funebre?

La cerimonia laica non ha nessun tipo di schema standard. Può essere totalmente personalizzata a patto che rispetti le volontà del defunto ma anche dei suoi cari che vogliono salutarlo. Quei momenti sono frenetici e molte volte un aiuto esterno è necessario. Il primo aiuto che si riceve è quello dell’impresario funebre, che si prende cura del feretro e si occupa anche della parte burocratica. Conosciamo tutti il rito religioso e la sua formula solenne fatta di preghiere e benedizioni. Tutte le cerimonie laiche, come ci dice sempre Alessandra Rizzi devono essere uniche, personalizzate anche da musiche, racconti, epitaffi, poesie e tutto ciò che possa rendere onore al ricordo del defunto.

In un’intervista su oltremagazine.it la celebrante Liana Moca la descrive cosi:

La cerimonia funebre laica è totalmente personalizzata, nessun testo preconfezionato: questa è la difficoltà maggiore che incontra il celebrante. Si tratta di un rito inclusivo, a priori non si escludono preghiere o momenti spirituali se questo è rispettoso della persona che è mancata. È prassi comune dedicare qualche minuto di silenzio o di raccolta in cui si invita, chi vuole, a recitare una preghiera in silenzio. Durante la cerimonia vengono in genere coinvolte altre persone. Può essere un amico, un parente o un collega che vuole contribuire al racconto della vita del defunto. A volte più semplicemente si può scegliere di leggere una poesia o un brano che amava particolarmente. Il celebrante deve essere sempre pronto ad intervenire, perché le persone coinvolte possono essere sopraffatte dall’emozione e non riuscire ad andare avanti. Il suo compito, in questi casi, sarà quello di rassicurarle e aiutarle a proseguire”.

Dove vengono seppellite le salme?

La sepoltura è disciplinata dalla legge. Tutte le salme hanno diritto a una degna sepoltura e i cimiteri sono il luogo preposto per questo. I cimiteri non sono un’esclusiva di nessun credo religioso e chiunque ha diritto a un posto. Un’altra possibilità in caso di cremazione è quella di chiedere di disperdere le ceneri in un luogo di particolare valenza per il defunto, si possono usare luoghi privati o, anche se in Italia non è ancora prevista, si può scegliere la sepoltura silvestre, cioè la tumulazione in aree boschive destinate appositamente a questo scopo.

La storia ci insegna che l’uomo ha sempre voluto rendere omaggio nel migliore dei modi ai suoi morti. Purtroppo, la società sempre più frenetica di oggi ha portato a una standardizzazione anche in queste occasioni. Per questo è importante offrire un insieme di servizi che possano rendere onore nel migliore dei modi al ricordo dei nostri defunti, dal trasporto alla tumulazione, passando per la cerimonia di saluto. La nostra esperienza e professionalità ci permettono di offrire servizi sempre più personalizzati e particolari in modo da aiutare a rispettare le ultime volontà dei vostri cari.

Il nostro lavoro è soddisfare tutte le richieste in un momento difficile e intenso come la morte e offrire il miglior servizio in questo particolare momento.

Per altre curiosità, e per conoscere meglio il nostro lavoro, continuate a seguire il nostro blog.

La cremazione: aspetti tecnici

Elaborare un lutto, riuscire ad avere la consapevolezza che un nostro caro non c’è più, non è più con noi e non sarà più in nostra compagnia.

Un passaggio che può sembrare naturale ma non lo è soprattutto se come rito funebre si è scelta la cremazione, tema che abbiamo trattato tempo fa: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

Abbiamo deciso di tornare sull’argomento nel nostro ultimo articolo per sottolinearne gli aspetti psichici: “Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane e deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.”

In questo articolo invece, cerchiamo di capire quali sono gli aspetti tecnici della cremazione: una scelta che con l’emergenza Coronavirus è stata accolta anche più frequentemente del solito.

Un rito che sembra crescere nel nostro paese come riporta il sito Federazione italiana cremazione (Fic):

“La pratica della cremazione è in Italia in costante crescita. Nel 2012 a fronte di 590.000 decessi sono state eseguite circa 91.500 cremazioni, con una incidenza percentuale che supera il 15%. Il Nord Italia è storicamente patria della pratica cremazionista ed infatti l’incidenza percentuale nelle regioni settentrionali si pone ai vertici nazionali. Nelle regioni del Centro Italia le percentuali indicano un significativo e progressivo incremento. Nelle regioni del Sud e nelle Isole si rilevano le percentuali più basse.”

Ma come avviene un corretto processo di cremazione?

In tal senso, un gruppo tecnico di esperti di Utilitalia SEFIT e della Federazione Cremazione Italiana ha elaborato le “Istruzioni per una corretta gestione dei crematori” al cui interno per esempio, si stabiliscono le caratteristiche dei feretri:

I feretri, da utilizzare per la cremazione, devono possedere i requisiti stabiliti dalla normativa statale vigente. Attualmente il regolamento di polizia mortuaria è stato approvato con D.P.R. 10/9/1990, n. 285, con le specifiche di cui alle circolari Ministero salute n. 24 del 24/6/1993 e n. 10 del 31/7/1998.

Inoltre prima dell’introduzione del feretro nel forno:

  • Deve essere verificato che la targhetta esterna riporti gli elementi di identificazione del defunto e che questi siano gli stessi riportati nell’autorizzazione al trasporto e alla cremazione;
  • Devono essere rimosse le parti metalliche del feretro non strettamente necessarie ad assicurarne la chiusura, quali le maniglie, i piedini, i simboli religiosi, la targhetta, etc…

Altro elemento caratteristico è la dimensione del feretro: se le dimensioni esterne superano in lunghezza i 205 cm., in larghezza i 70 cm. o in altezza i 60 cm., esso è definito OVERSIZE. L’impresa funebre è tenuta a segnalare tale evenienza all’ufficio comunale competente al rilascio delle autorizzazioni al trasporto e alla cremazione.

E all’interno? Ci sono regole da rispettare? Sì, ed è l’impresa funebre che è tenuta a conformarsi integralmente alle istruzioni contenute nel presente disciplinare, al tariffario e alla carta dei servizi vigente.

Per il confezionamento dei feretri destinati alla cremazione, inoltre, vanno impiegati materiali a bassa produzione di fumi e facilmente combustibili. È altresì consentito l’uso di controcassa interna in materiali, quali plastiche biodegradabili, rispondenti alle norme UNI EN 13432 o 14995 in materia di biodegradabilità e compostabilità, o altri prodotti flessibili rispondenti alle caratteristiche previste dalle norme EN 15017.

Si arriva poi a quello che è il contatto con i propri cari, ciò che rimane di tangibile: le ceneri. Anche in questo caso, prima della consegna, le Istruzioni stabiliscono delle regole.

  1. Le ceneri, le ossa calcinate e quant’altro risultante da ogni singola cremazione sono raccolti con cura dal personale addetto alla cremazione e devono essere avviati a separazione, curandone la tracciabilità. Alla procedura di separazione delle parti non corrispondenti alle ceneri del defunto si procede con specifici ausili (ad es. magnete) o con macchine che polverizzano i prodotti estratti dal forno, separandoli da residui (metallici e non metallici). Questi ultimi sono gestititi secondo quanto previsto dalla Nota del Ministero dell’Ambiente del 26 agosto 2009.
  2. Tutte le ceneri di ogni singola cremazione risultanti dalle procedure di cui al punto 7.1. sono raccolte in urna cineraria/contenitore standard avente le caratteristiche e con le modalità di cui ai punti che seguono.
  3. Ove l’avente titolo disponga per l’utilizzo di urna con particolari caratteristiche per foggia o anche in funzione del successivo destino (sepoltura, dispersione in acqua per immersione, dispersione in natura, affidamento personale), sarà cura di questi o dell’impresa funebre incaricata provvedere alla sua consegna al personale del crematorio, almeno 6 ore prima dell’orario previsto per la cremazione.
  4. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve avere una capacità minima di 4 litri.
  5. Per le ceneri di defunti minori di anni 10 o derivanti dalla cremazione di resti ossei, sono consentite anche urne/contenitori di capacità inferiori, a condizione che possa esservi contenuto l’intero quantitativo di ceneri.
  6. Ogni urna cineraria/contenitore standard, o se questi sia sostituito da altro scelto dalla famiglia o dall’avente titolo, deve riportare all’esterno etichettatura o targhetta con i dati identificativi del defunto previsti dalla normativa vigente. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve essere realizzata con materiale adeguatamente resistente e infrangibile. Il coperchio dell’urna/contenitore deve aderire saldamente agli altri elementi e il suo fissaggio deve essere condotto in modo da impedire che esso venga successivamente forzato senza che il fatto possa essere rilevato. La corretta chiusura e l’integrità dell’urna/contenitore sono attestati dal personale del crematorio apponendo apposito sigillo antieffrazione.
  7. All’atto della consegna ceneri viene compilato e sottoscritto da chi consegna e da chi riceve, nel numero di esemplari stabilito, il verbale di cui all’articolo 81 del regolamento di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

Un processo importante che tiene conto di tanti aspetti nonché del rispetto del defunto e delle famiglie che scelgono questo rito per l’ultimo viaggio dei propri cari.

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La cremazione: aspetti psico-sociali

Nessuno vorrebbe dire addio…

Una parola che spezza, taglia i rapporti e chiude ogni porta. Addio è non vedersi più, mai più.

Salutarsi per sempre no, non piace a nessuno specie se si tratta di cari amici o cari parenti.

Eppure morire fa parte della vita la quale è un ciclo che ci vede nascere, crescere, vivere e appunto morire.

Lasciare andare… per sempre… È questo un passaggio chiave: lasciare andare e accettare la morte; un passaggio chiave ma difficile perché è più semplice negare che non vedremo più quella persona.

Ecco perché forse, la cremazione è una pratica che si sta diffondendo parecchio nel mondo: avere con sé un ricordo tangibile del proprio caro, un’urna dove pregare, volgere lo sguardo nei momenti di difficoltà o un sorriso di ringraziamento.

L’analisi dei dati statistici elaborati e pubblicati da Sefit (Servizi funerari italiani) dal 1995 al 2005 si passa da 31 crematori a 43 crematori (+12); mentre dal 2006 al 2018 da 44 a 83 crematori (+39).

Nel dettaglio: nel 1995 si sono registrate 15.436 cremazioni pari al 2,78% dei decessi; nel 2005 48.196 cremazioni pari al 8,50% dei decessi; nel 2018 si sono registrate n. 183.146 cremazioni pari al 28,93% dei decessi (sostanzialmente il 30%).

Al di là dei numeri, in un precedente articolo sulla cremazione dicevamo: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

A tal proposito, interessante è un articolo sui riti pubblicato sul sito Si può dire morte a firma Marina Sozzi:

“[…] Che le modalità di sepoltura siano cambiate è un dato: nel 2016 (ultimi dati disponibili) è stata scelta la cremazione dal 23% delle persone, l’inumazione dal 33% e la tumulazione dal 44%. La scelta cremazionista cresce, per ragioni in parte culturali e in parte economiche. Non credo né ho mai creduto che l’aumento della cremazione, in Italia come in altri paesi, sia sintomo di una deritualizzazione. Al contrario, nei luoghi in cui è stato proposto un rito del commiato per accompagnare l’affidamento della salma al crematorio, si è fatta un’importante operazione culturale: far riflettere i familiari sull’esigenza di un addio che abbia una struttura rituale, ma che corrisponda anche al desiderio di personalizzazione molto diffuso in Occidente: una poesia, una musica, qualche parola in memoria del defunto pronunciata da chi lo ha amato. Nei crematori dove c’è stata l’offerta di un rito, la popolazione ha maturato anche la capacità di celebrarlo a immagine e somiglianza del morto.”

Ci viene da pensare a quelle salme trasportate da Bergamo in altri posti d’Italia su camion dell’Esercito, persone che non avuto nemmeno la possibilità di sorridere, parlare, accarezzare per l’ultima volta i propri cari perché morire ai tempi del Coronavirus non è affatto naturale e facile. Nemmeno per noi:

“Non facile per chi fa il nostro lavoro sentire parlare di cifre così, di vivere una situazione così pesante, di stare vicini a famiglie colpite da un tale dolore. Molti infatti non possono nemmeno salutare per l’ultima volta i loro cari perché il Coronavirus ti lascia solo magari in isolamento, più probabile in ospedale nel reparto di Terapia Intensiva. È questo il dolore più grande che ci portiamo dentro in queste ore drammatiche; ma è il nostro lavoro e noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà. Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare. Sicuramente un lavoro difficile, molte volte ci sentiamo ripetere che non tutti ne sarebbero capaci, ma lo amiamo.”

Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane che deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.

I riti funerari dunque, ne abbiamo già parlato in merito al Giappone e, facendo un salto nel tempo, ai Nativi d’America, dimostrano come essi siano un momento di passaggio che va celebrato e ricordato.

Eppure, quando si parla di morte c’è ancora un tabù: quello dei bambini. Come spiegare loro la fine della vita? Come spiegare la cremazione a un giovane che ha perso un caro?

Molto interessante l’intervista che Alice Spiga, direttrice SO.CREM Bologna, ha fatto sul tema al professor Francesco Campione, tanatologo, Presidente dell’Associazione Rivivere e autore del libro La domanda che vola – Educare i bambini alla morte e al lutto.

Ecco un estratto:

“La prima domanda che potremmo porci, nell’analizzare la scena cui lei ha casualmente assistito, – esordisce il prof. Campione – è per quale motivo la madre abbassi la voce nel nominare il crematorio. Dietro l’abbassamento del tono ci sono infatti tre tabù principali, molto diffusi nella società italiana contemporanea:

  1. Il tabù della morte, per cui evitiamo del tutto di parlare di morte con i bambini perché siamo convinti che la morte non debba avere nulla a che fare con loro, che debbano essere preservati e tenuti all’oscuro finché non riteniamo che possano sopportare l’esistenza della morte.
  2. Il tabù del funerale, per cui talvolta abbiamo talmente paura che la partecipazione a un funerale possa traumatizzarli che scegliamo per loro di tenerli a casa, senza coinvolgerli nella decisione se partecipare oppure no (anche perché spesso non sappiamo nemmeno come spiegargli che cosa sia un funerale).
  3. Il tabù del destino del corpo dopo la morte. È in questo tabù che risiede la cremazione, insieme al polo crematorio e alle altre forme di trattamento del cadavere: tumulazione e sepoltura.”

E se il bambino dovesse cominciare, per un motivo o per un altro, a porre delle domande sulla cremazione? Che cosa dovrebbe rispondere un genitore?

“Le risposte sulla cremazione dipendono da un primo fattore fondamentale: l’età del bambino. Secondo le tappe evolutive del concetto di morte (1) che la ricerca psicologica ha individuato allo stato attuale, i bambini:

  • Fino ai 3 anni sono convinti che la morte sia un evento reversibile e non universale del quale tende a non comprenderne le cause.
  • Tra i 4 e i 6 anni comprendono che la morte è irreversibile e universale, ma la causa può essere anche non naturale o biologica (ad esempio una magia o una volontà cattiva).
  • Tra i 6 e i 9 anni comprendono che la morte è una cessazione irreversibile delle funzioni vitali, che avviene per ragioni biologiche, che è universale e che riguarda anche loro.”

Oggi vogliamo lasciarvi con una riflessione e con l’invito a continuare a seguire il nostro blog nel quale vi faremo conoscere tutti gli aspetti del nostro lavoro.

Vita e morte non sono due estremi lontani l’uno dall’altro. Sono come due gambe che camminano insieme, ed entrambe ti appartengono. In questo stesso istante stai vivendo e morendo allo stesso tempo. Qualcosa in te muore a ogni istante. Nell’arco di settant’anni la morte arriverà a compimento. In ogni istante continui a morire, e alla fine morirai davvero.

(Osho)

Riti funebri in Giappone tra Shintoismo e Buddhismo

Il concetto di morte applicato alle religioni del mondo: oggi torniamo su questo argomento dopo aver affrontare il tema con dei Nativi Americani:

“Ecco perché per loro il concetto di Morte non è la “fine” di qualcosa ma una tappa del cerchio sacro, il simbolo che rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i nativi d’America è la massima divinità. Il passaggio della vita alla morte quindi, non era che un viaggio nel quale, chi rimaneva sulla terra, non si sentiva mai abbandonato grazie alla presenza di spiriti guida che si palesavano sotto forma di animali o forze soprannaturali ed assumono nomi diversi in relazione alla popolazione che li venera. Ad esempio, per alcune tribù le civette erano spiriti che si erano reincarnati; oppure: se una persona veniva uccisa tagliandole la gola o veniva privato del suo “scalpo”, il suo spirito restava sulla terra a disturbare i vivi; talvolta causando malattie e morte.”

In quale parte del mondo sbarchiamo oggi? In una terra mistica, magica e meravigliosa come il Giappone con i suoi riti e le sue secolari tradizioni che mescolano Shintoismo e Buddhismo.

Spieghiamo i tratti essenziali di queste credenze religiose:

  • Lo Shintoismo non prevede dogmi precisi ma una serie di rituali intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami cioè “dei”, che tuttavia non hanno molto in comune con le divinità a cui comunemente siamo portati a pensare: si tratta di entità soprannaturali presenti nell’intero universo, una sorta di spiriti che si esprimono particolarmente nelle forze della natura. Ogni elemento naturale è considerato manifestazione dei kami e, come tale, è in grado di stabilire un contatto con la sfera divina.
  • Il Buddhismo si indica quindi quell’insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato.

Sono infatti queste due religioni che influenzano, nel paese asiatico, i riti legati alla morte:

“Nello Shintoismo non esiste una punizione ultraterrena, un giudizio universale o simili, perciò non vi è una particolare preoccupazione rispetto alla vita dopo la morte. Piuttosto, influenzato dalla sua matrice animista e dalle influenze buddhiste, questa religione si focalizza nel trovare l’armonia, la pace e la virtù in questo mondo.”  (Alberto Massaiu)

Le due anime religiose del Giappone condividono un pensiero con il Cristianesimo: l’idea della vita (dall’inizio alla fine) come festa, in quanto partecipazione alla vita divina. La persona che vive unita a Dio vive nella pace e nella gratitudine. Per questo motivo i giapponesi sono riconoscenti.

Anche nel paese del Sol Levante il defunto, per almeno 24 ore, rimane in casa o è portato negli ambienti appositamente adibiti dalle Pompe Funebri. A turno si veglia accanto a lui perché non si senta solo.

Da questo momento in poi i riti mutano a seconda delle zone; come racconta il sito Saveriane.it:

“Quasi sempre gli si mette vicino una scodella di riso per sostenerlo nel viaggio che deve intraprendere. Un tempo, pensando che i defunti dovessero attraversare prima un grande fiume e poi una montagna di fuoco, si collocava accanto a loro anche del denaro perché si pagassero il trasporto. e una ciotola d’acqua. C’erano poi vari riti ad indicare, sia la paura che l’uomo ha della morte, sia la vaga sensazione che per diventare Hotoke, cioé divinità, è necessario in qualche modo essere purificati La sera prima del funerale il bonzo viene a leggere alcuni “sutra” perché il defunto possa raggiungere il nirvana. A quel momento di preghiera partecipano familiari, amici, conoscenti, rigorosamente vestiti di nero. Ognuno passa davanti alla salma offrendo incenso e deponendo un fiore tolto dai grandi mazzi allestiti per la cerimonia. Dopo la cremazione tutti si ritrovano per un pranzo in comune nel ricordo della persona scomparsa.”

Se il per noi italiani il 2 novembre è il giorno del ricordo, i giapponesi ricordano i loro cari il 15 agosto con processioni, danze lente e tradizionali, lumini accesi su barchette, con cui si invitano quelli dell’aldilà a trascorrere alcuni giorni quaggiù con i propri cari, per poi far ritorno alla dimensione di eterna permanenza. Sono ricordati anche durante i giorni nel solstizio di primavera e autunno, come coloro che sono “passati” ed ora vivono in un altro mondo.

In realtà in Giappone non si crede a una vera distanza tra vivi e morti: i giapponesi cioè sentono una profonda e sentita riconoscenza verso coloro dai quali ha ricevuto la vita, e offre loro il frutto del proprio lavoro: primizie, cibo e preghiere, sull’altarino familiare.

Lì, ogni giorno, vibra il campanellino, il cui suono è come la voce dei propri cari.

A ciò va aggiunto che le preghiere si svolgono a scadenza fissa: cioè dopo 7 e 49 giorni dalla morte, poi durante alcuni anni. In queste occasioni è ancora chiamato il bonzo per la recita dei “sutra”.

Un vero e proprio legame quello con i cari che hanno lasciato questa terra per vivere nell’aldilà anche se… cos’è l’Aldilà per il popolo giapponese?

Culturismi.com spiega:

“il Paradiso può essere situato su questa terra, o al di là del mare, o su una montagna O negli abissi marini, oppure su, nel cielo. Vi sono casi in cui i kami (gli dei) dimorano lontano dai mortali, altre volte possono essere fra di noi, come se il regno umano e l’aldilà non fossero separati.”

Uniti per sempre, al di là della morte: sembra essere questo il mantra per i giapponesi; una dimostrazione di come la morte non deve far paura, si è sempre vivi quando si è presenti nel cuore di chi si ama.

Il nostro lavoro è difficile a volte davvero duro: vedere il dolore nel volto dei famigliari è da star male ecco perché cerchiamo di essere umanamente professionali con loro attraverso il rispetto e la vicinanza.

Sono questi aspetti, insieme ad altre curiosità, che vogliamo farti conoscere con il nostro blog.

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Perché un “Blog”? Per condividere la quotidianità di un’azienda “immortale”

Cosa significa “azienda immortale”?

Perché si nasce e si muore …sempre e nessuno è fuori da questo “passaggio”.

Quindi a “ciascuno degna sepoltura” e questo rende il nostro servizio e il nostro settore “immortale”.

Siamo a Pescara da cinque generazioni, da quando Emilio De Florentiis con il figlio Emidio (Midiuccio) e il giovane nipote Alfredo gestiva una bottega di falegnameria.

Dopo essere emigrato in Venezuela, Alfredo, fa ritorno e affianca il papà Emidio nella conduzione dell’Impresa Funebre di famiglia che, nel frattempo, aveva abbandonato l’etichetta di bottega artigiana per assumere i connotati di una vera impresa commerciale.

Nel 1995 Alfredo, con suo figlio Emidio, decide di aprire la propria Impresa Funebre “Emidio e Alfredo De Florentiis”, che da quel momento ha come unica sede via S. Spaventa 6/3 nella zona dello Stadio Adriatico, facendo dell’innovazione e dell’alta professionalità il proprio cavallo di battaglia.

Ora, con l’ingresso di Federica e Giorgia e l’approdo alla quinta generazione, è diventata di fondamentale importanza l’innovazione tecnologica che, ai tempi di oggi, significa essere online, entrare nella rete e instaurare un rapporto via web con le persone.

Ecco perché il sito internet, ecco perché oggi, nel 2019, nasce la sezione Blog/News.

A cosa abbiamo pensato quando abbiamo scelto di essere in Rete?

A raccontare storie. Ad andare oltre i nostri profili personali e farvi conoscere le tradizioni di tutto il mondo.

Avvicinarsi e parlare della morte è la cosa che più spaventa gli esseri umani, vero?

Proprio per questo, con la sezione Blog/News, vogliamo raccontare il nostro lavoro parlando di tante cose utili e interessanti. Per esempio dei riti che ogni nazione mette in atto nel salutare i propri cari, delle tradizioni, della storia, della evoluzione delle tecniche, dei materiali usati, della differenza tra un funerale e un funerale, e di tanto altro

Come il cibo, l’arte, la religione lasciano una traccia della storia e di quello che hanno fatto gli avi, così anche al culto della morte sono legate tradizioni, miti e leggende.

Nel Blog/News vi racconteremo quindi la realtà che accompagna il defunto, dalla tradizione più vicina a noi fino a quella più lontana: dall’Antico Egitto alle popolazioni africane, asiatiche ed europee.

Racconti, storie, e in definitiva, un viaggio a cui si aggiungeranno anche articoli che tratteranno gli aspetti tecnici del nostro lavoro come la scelta del legname, dello zinco, dei fiori e del loro significato.

Un viaggio che vogliamo condividere in un percorso durante il quale “saremo” su quel ponte che dalla vita porta all’altra dimensione dell’anima e chissà se tutto sembrerà meno doloroso e lontano!