Elaborazione del lutto durante la pandemia

Un percorso doloroso che richiede aiuto e tempo

Dire addio a una persona cara non è mai facile, sapere ed avere la consapevolezza di non vederla e non sentirla più è devastante. Spesso non si supera, a volte servono anni.

Questo periodo, che speriamo sia alle spalle, non ha sicuramente aiutato a combattere questi stati d’animo negativi: la pandemia da Coronavirus ha annullato le vicinanze, gli abbracci, i baci, gli ultimi saluti.

Soli. Tanti italiani sono morti soli. Senza un bacio sulla bara, un fiore al cimitero, un’ultima carezza…

È stato il periodo più buio e triste anche per noi, già. Non è facile lavorare con una pandemia in corso:

“Parenti che da lontano piangono e pregano per i loro cari, e sempre più sono le richieste di evitare fiori ed aumentano le richieste di fare donazioni affinchè il momento di dolore si trasformi in un gesto di solidarietà e speranza. Speranza e aiuto verso i nuovi eroi: i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che ogni giorno, senza sosta, aiutano le persone aggredite da un virus vigliacco, che a volte può rivelarsi letale. Purtroppo non sempre l’eroe vince e qualcuno si spegne tra le loro mani. No, non è facile in un momento così subentrare perché stai lavorando. Abbiamo scelto sì un lavoro spesso deriso, offeso… del quale faremmo a meno in certe circostanze, se il momento non richiedesse la nostra presenza ancora di più.”

Ecco, a tale proposito è molto interessante la riflessione di una laureanda in Scienze e tecniche psicologiche, cattolica, pubblicata su Cremona oggi:

“Di fronte alla morte basta liquidare l’argomento con la benedizione della salma e della tomba, sospendendo i funerali? […]  Non celebrare affatto i funerali, neanche in forma privata alla presenza dei parenti stretti, introduce a mio parere un elemento di disumanità e crudeltà intollerabile, lede i diritti umani. […] Quanto può essere devastante psicologicamente e che ripercussioni può avere l’impossibilità di vivere un rito per il caro estinto se lo si desidera fortemente? Questa decisione tiene conto del dolore e dello smarrimento di chi perde un caro?”.

Ed ecco il punto centrale: cosa è successo ad amici e parenti di queste persone scomparse durante il lockdown?

Quali sono le dinamiche che si scatenano? Un bell’articolo di Nicola Ferrari su Si può dire morte, le descrive così:

  • un intenso senso di colpa (avrei potuto cercare di vederlo, potevo pensare di fargli avere un cellulare per comunicare, dovevo mandargli un messaggio tramite un infermiere o un dottore…);
  • sensazione di sconforto dovuta al pensiero di avere mancato, di avere fallito umanamente nei confronti di chi è morto (non sono stato in grado di dirti che sono qui con te, di proteggerti, di consolarti);
  • pensieri frequentissimi, a volte snervanti e molto acuti, fortemente deprimenti e carichi di angoscia perché riferiti in maniera continua a ricostruire o immaginare come la persona deceduta avrà vissuto gli ultimi giorni (cosa avrà pensato? Come si sarà sentito restando da solo?);
  • ira e rabbia per il senso di ingiustizia che si prova dovuto proprio alla causa della morte (non è giusto che mio padre sia morto così, non si può morire di qualcosa che non si vede, di un virus che arriva da lontano, non è possibile morire perché la scienza non trova un vaccino…).

Elaborare un lutto, come dicevamo all’inizio, non è una cosa semplice; basti pensare che bisogna attraversare 5 fasi:

  1. Negazione,
  2. Rabbia,
  3. Contrattazione e patteggiamento,
  4. Depressione,
  5. Accettazione.

Alcuni studiosi hanno stimato che, per non aver portato a compimento le azioni rituali necessarie, i sopravvissuti potrebbero rimanere imprigionati nella prima fase, quella della negazione e non evolvere verso lo stato di accettazione.

Tutto all’improvviso. Per tanti è stato così: quanti anziani genitori sono entrati ospedale per operazioni di routine e poi… non si rivedono più.

Come fare a superare la prima fase, quella della negazione?

Oltremagazine.com mette in risalto alcuni metodi:

  • Condividere l’esperienza dolosa con i propri conoscenti, anche tramite i social network;
  • Individuare un tempo preciso durante la giornata, anche breve, da dedicare a chi abbiamo perso;
  • Allestire lo spazio da dedicare al ricordo. Non c’è bisogno di nulla di complesso, può essere sufficiente una candela o una luce particolare;
  • Narrare quello che si prova. Si può farlo ad alta voce o in forma scritta con lettere e messaggi da condividere o da custodire per sé;
  • Mantenere viva la memoria ricordando l’intera vita del nostro caro;
  • Creare rituali, anche semplici, per salutare e ringraziare il defunto. Si può farlo con l’accensione di una candela, l’omaggio di un fiore;
  • Progettare il futuro. Tutto ciò rappresenta da un lato una modalità per ‘continuare’ la vita e dall’altro la testimonianza concreta dell’amore per chi abbiamo perso prendendoci cura di tutte le conseguenze.

Per fortuna la situazione si è placata, la Fase 3 ha riaperto spiragli di luce. E’ possibile tornare nei cimiteri e portare un fiore ai propri defunti, è possibile celebrare funerali.

Certo, per chi ha perso un caro amico o un genitore nel corso della pandemia da Covid-19, la strada del recupero è lunga e difficile.

Ma noi ci siamo, anche per loro: in collaborazione con Enkyklios – Associazione di Promozione Sociale e Culturale, infatti offriamo gratuitamente ai nostri clienti uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto.

Siamo sempre vicini alle famiglie in un momento così difficile come la morte di una persona cara, lo abbiamo sempre fatto e lo facciamo ora più che mai.