Fase 2, le novità per i riti funebri

Ci siamo, la fase 2 è ufficialmente avviata e con essa la convivenza con il Covid-19. Attenzione però, come dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte, non si tratta di un “liberi tutti”, ma di un periodo in cui il nostro senso di comunità deve essere ancora più forte di prima.

Il Coronavirus è ancora in giro, quindi i dispositivi di protezione individuale, insieme al distanziamento sociale, sono la priorità di tutti e per tutti.

Riepiloghiamo cosa è previsto di nuovo nel Dpcm operativo fino al prossimo 18 maggio:

  1. Saranno consentite le visite ai familiari ed ai c.d. “congiunti”;
  2. Resta il divieto di spostamento tra regioni salvo che per comprovate esigenze di salute, lavoro e urgenze;
  3. L’autocertificazione resterà a regime fino a quando saranno necessari delle restrizioni agli spostamenti;
  4. Verranno riaperte ville e giardini pubblici, ma dovranno essere mantenute le distanze di sicurezza con possibilità dei singoli comuni di dettare restrizioni e specifiche locali;
  5. Le attività sportive e motorie sanno consentite a livello individuale anche lontano dalla propria abitazione, ma con l’obbligo di mantenere la distanza di 2 metri. No agli allenamenti collettivi che saranno forse possibili dopo il 18 maggio;
  6. Saranno consentite le cerimonie funebri ma con l’esclusiva partecipazione di parenti di primo e secondo grado e, comunque fino al massimo di 15 persone. Le funzioni dovranno svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando mascherine protettive e rispettando le distanze di sicurezza tra gli intervenuti. Il DPCM pertanto non esclude categoricamente che le funzioni possano avvenire in luoghi chiusi, purchè nel rispetto delle norme di sicurezza;
  7. Ancora stop alle messe (vige ancora la sospensione delle manifestazioni ed eventi di carattere religioso, svolti in luogo pubblico o privato, ivi comprese le cerimonie civili e religiose) ma è prevista l’apertura dei luoghi di culto condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;
  8. Saranno consentite le attività di ristorazione con asporto, rispettando le distanze e sempre con l’accesso di una sola persona per volta;
  9. Riprenderanno le attività del settore manifatturiero ed edile, ed il commercio all’ingrosso funzionale ai due settori.

Anche per noi dunque le cose cambiano profondamente e siamo contenti che finalmente i famigliari potranno dare il loro ultimo saluto alle persone care.

Questa pandemia si è portata (e si porta ancora) via la vita di tante persone, soprattutto anziani magari nonni che non sono nemmeno riusciti a salutare per l’ultima volta figli e nipoti.

E vi assicuriamo che non è facile fare il nostro lavoro con una pandemia in corso: “Abbiamo scelto sì un lavoro spesso deriso, offeso… del quale faremmo volentieri a meno se il momento non richiedesse la nostra presenza. Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.Ma noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà.”

C’è stato uno stravolgimento come mai prima nel settore funerario: “Non si celebrano più i funerali. Non ci sono più le camere ardenti, né le messe, né i commiati. Una veloce preghiera e una benedizione, a questo si riduce l’ultimo saluto. Nell’emergenza sanitaria che colpisce il mondo si muore ancora più soli e come si dice “oltre al danno le beffe”. Si consuma tutto in fretta. Le imprese di onoranze funebri – in tutto questo – che compito hanno? Quello di consigliare ai parenti dei defunti di non far partecipare alle esequie troppa gente, e tutti rispettano le regole. Il rischio di contagio si evita abolendo di fatto i minuti di raccoglimento, le condoglianze, la possibilità di rimanere uniti nel ricordo e nel dolore.”

Ora piano piano si prova a tornare alla normalità e svolgere funerali alla presenza anche solo di 15 persone, nel rispetto delle regole dettaci, è già un grande traguardo.

Attenzione: le chiese sono ancora chiuse, quindi i riti dovranno svolgersi in un luogo di culto aperto; questo vuol dire che, come scritto nel Decreto, sono vietati gli assembramenti quindi nessun corteo a seguito del feretro.

Così come, nel caso in cui venga celebrata la messa, è fatto divieto di contatto fisico durante la celebrazione come lo scambio della pace.

Il tutto sempre con l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali e nel rispetto del distanziamento sociale anche nei cimiteri.

Cosa vuol dire tutto questo per l’Abruzzo? Che sono riaperti i cimiteri a Pescara, Francavilla, Montesilvano, Chieti. Nel capoluogo teatino, l’ordinanza del sindaco ha stabilito che “sarà possibile tornare a far visita ai defunti dalle ore 8 alle 18, con l’accesso dei soli pedoni, escludendo l’ingresso mediante veicoli. Resta vietata ogni forma di assembramento.”

Finalmente si potrà tornare a deporre un fiore sulle tombe dei nostri cari, a lasciare una preghiera e salutare chi ci lasciato da solo senza una carezza per colpa di questo virus maledetto.

In merito alle nuove disposizioni contenuti nel DPCM, infine ci sono le precisazioni in una nota CEI (Conferenza Episcopale Italiano) sul tema sicurezza:

“Prima dell’accesso in chiesa dei partecipanti alle esequie funebri, sia garantita da un addetto alla sicurezza la misurazione della temperatura corporea, attraverso un termometro digitale o un termo-scanner. Questa disposizione è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto. Venga bloccato l’accesso a chi risulti avere una temperatura corporea superiore ai 37,5°C. Il sacerdote indossi la mascherina, avendo cura di coprirsi adeguatamente naso e bocca, e mantenga a sua volta un’adeguata distanza di sicurezza.”

Con tanta attenzione e rispetto verso la comunità torneremo a quella amata quotidianità messa a dura prova dal Codiv-19; ancora un po’ di pazienza per tornare a vivere in libertà!

Il funerale da Codiv-19: alcune regole da rispettare

Dire addio alla persona cara con una preghiera, senza poterle dare l’ultimo saluto, senza poter partecipare al rito funebre.

Tutto questo è il nostro lavoro in piena pandemia da Codiv-19:

“Le imprese di onoranze funebri – in tutto questo – che compito hanno? Quello di 

consigliare ai parenti dei defunti di non far partecipare alle esequie troppa gente, e tutti rispettano le regole. Il rischio di contagio si evita abolendo di fatto i minuti di raccoglimento, le condoglianze, la possibilità di rimanere uniti nel ricordo e nel dolore. I cortei funebri non esistono più.”

È questo il nostro mestiere in tempi di Coronavirus:

“Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.”

Un mestiere che il virus ha modificato a livello di regole da tenere proprio per evitare contagi ma sempre nel pieno rispetto dal defunto/a.

Oggi quindi ti facciamo entrare in quelli che sono gli aspetti di legge, le regole da tenere per chi fa il nostro lavoro.

Dunque, tutto è cambiato con la nuova ordinanza della Protezione civile in data 25 marzo 2020; ordinanza n. 000655 che, all’art. 4 comma 2, stabilisce:

“Al fine di superare le criticità, dovute al crescente numero di decessi, ed all’accumulo straordinario di feretri in giacenza, contenenti salme di defunti positivi al COVID-19, con la conseguente saturazione dei cimiteri e degli impianti di cremazione, è autorizzata, anche in deroga alle procedure ordinarie previste dal D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, la tumulazione o l’inumazione del feretro in apposito campo a prato verde nei cimiteri in tutti i casi in cui entro 48 ore dal decesso non vi sia manifestazione di volontà da parte dei famigliari dei defunti in ordine alla sepoltura,  ovvero non sia possibile dare seguito alla volontà di cremazione del defunto entro tre giorni, nel caso in cui risultino saturi gli impianti di cremazione della Provincia”.

Nuove regole da seguire, nuovo modo di eseguire il nostro lavoro come, per esempio, la rimozione della salma e il confezionamento del feretro.

Due passaggi che devono comunque avvenire cercando di evitare forme di contagio in quanto, nel caso si tratti di salma positiva al Codiv-19, gli elementi presenti (specie in casa) restano contaminati; si potrebbe trattare di un comodino, del letto e altro ancora.

Sul sito funerali.org si legge altresì:

“Qualora ai termini dell’art. 31 del D.P.R. 285/1990, sia ammesso l’uso della plastica biodegradabile, succedanea della cassa metallica, per i tragitti verso il crematorio e per il deposito temporaneo in camera mortuaria, in attesa di cremazione e se il feretro è predisposto per defunto portatore di malattia infettivo-diffusiva, è suggerito l’impiego aggiuntivo, interno o esterno al feretro di elemento rigido o flessibile impermeabile e utilizzo di abbondante strato assorbente sul fondo della cassa, nella considerazione delle possibili interazioni nocive di tale materiale plastico con il disinfettante, di cui è imbevuto il lenzuolo che avvolge il defunto.”

Cimitero o cremazione? Al di là della volontà espressa in vita ai famigliari, è questa la scelta per chi è malato di Coronavirus e non è riuscito a superare la malattia.

Anche in questo caso noi operatori abbiamo delle regole da seguire. Se si tratta di tumulazione al cimitero, ma quest’ultimo ha richieste che eccedano la sua portata, sarà necessario:

  1. La camera mortuaria sarà sede provvisoria della custodia dei feretri provenienti dai cimiteri saturi;
  2. Sono comunque consentite, in caso di sepoltura di morto in presenza di malattia infettivo-diffusiva, sia la inumazione sia la tumulazione (solo stagna);
  3. Predisporre procedure per la gestione di materiali potenzialmente infetti derivanti da attività svolte nel cimitero, nel crematorio, in obitorio, deposito di osservazione;
  4. Sono ovviamente sospese i riti religiosi legati alla sepoltura;
  5. Si dà precedenza ai riti di sepoltura e cremazione subito dopo il funerale, mentre le attività non urgenti (esumazioni ordinarie ed estumulazioni non collegate a funerale) dovrebbero essere riprogrammate alla fine del periodo emergenziale.

Nei casi in cui si proceda alla cremazione, è necessario:

  • Provvedere all’igienizzazione del feretro, prima dell’asportazione degli elementi metallici esterni;
  • Ampliare gli orari di effettuazione delle cremazioni elaborando le opportune turnazioni del personale a disposizione;
  • Potenziare le scorte dei materiali di consumo e piccola manutenzione dell’impianto crematorio.

Insomma, non è facile lavorare quando c’è una pandemia in atto; non lo è per nessuno tanto meno per noi.

Ecco perché vogliamo chiudere con il pensiero del presidente di Assocofani Marco Ghirardotti:

Tv, giornali, Web, hanno fatto i plausi a tutti, camionisti, dipendenti dei supermercati, infermieri, dottori, volontari etc. d’accordissimo con voi e unito a voi… più che mai.
Ma alle agenzie di onoranze funebri ed agli operatori del settore, che da giorni continuano a dare la loro disponibilità e si sono messi al servizio delle famiglie e dei dolenti per organizzare nonostante tutto dei funerali dignitosi ai loro cari deceduti in questo triste periodo?
Hanno dovuto affrontare situazioni pericolose e tutt’ora le affrontano con il rischio di essere contagiati anche loro …. ma nessuno li ha ancora citati…
Alle aziende funebri del settore produttivo che stanno facendo turni doppi per sostenere ed affiancare i loro clienti rifornendoli di tutto il necessario per l’espletamento del loro indispensabile lavoro?
A questo punto oggi lo voglio fare io!
Quindi un grande applauso a tutta la categoria, con l’augurio che presto tutto torni alla normalità.

No, non è facile lavorare con una pandemia in corso

Non è facile, non è lo è per nessuno combattere contro un nemico invisibile che si chiama Covid-19 e che ha scatenato una pandemia cioè “una malattia epidemica che, diffondendosi rapidamente tra le persone, si espande in vaste aree geografiche su scala planetaria, coinvolgendo di conseguenza gran parte della popolazione mondiale, nella malattia stessa o nel semplice rischio di contrarla.” (Wikipedia)

Non è facile né per chi è costretto a restare a casa, né per coloro che devono lavorare e vivere costantemente con il rischio di ammalarsi e far ammalare i suoi cari.

Tra queste persone ci siamo anche noi che, come gli altri ci siamo ritrovati a vivere e lavorare in una situazione pesante e difficile.

La morte ai tempi del Coronavirus: “Molti infatti non possono nemmeno salutare per l’ultima volta i loro cari perché il Coronavirus ti lascia solo magari in isolamento, più probabile in ospedale nel reparto di Terapia Intensiva. E’ questo il dolore più grande che ci portiamo dentro in queste ore drammatiche; ma è il nostro lavoro e noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà.”

Già… l’ultimo saluto, il momento più intimo e toccante per parenti e amici e il più delicato per noi, spazzato via, negato, da questo maledetto virus.

Solo noi, la bara e il prete per un ultimo pensiero a chi non ce l’ha fatta a chi si è arreso. No, non è facile lavorare così…

La pandemia ha stravolto i funerali, i suoi riti: “Oggi chi piange, piange in solitudine, distante almeno un metro dagli altri parenti. Il coronavirus ha aggiunto dolore al dolore, ha stravolto le nostre vite e i nostri lutti.”

Vedere le camionette dell’Esercito italiano che trasporta bare da Bergamo ad altre città perché non c’è posto al cimitero, corpi cremati e famiglia in attesa delle ceneri dei loro cari… No, non è facile.

Parenti che da lontano piangono e pregano per i loro cari e sempre più sono le richieste di evitare fiori bensì aumentano le richieste di fare donazioni affinchè il momento di dolore si trasformi in un gesto di solidarietà e speranza.

Speranza e aiuto verso i nuovi eroi: i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che ogni giorno, senza sosta, aiutano le persone aggredite da un virus vigliacco, che a volte può rivelarsi letale.

Purtroppo non sempre l’eroe vince e qualcuno si spegne tra le loro mani.

No, non è facile in un momento così subentrare perché stai lavorando.

Abbiamo scelto sì un lavoro spesso deriso, offeso… del quale faremmo volentieri a meno se il momento non richiedesse la nostra presenza.

Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.

Ma noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà.

No, non è facile ma siamo lì, rispettando le reazioni di ognuno, perché come dice un nostro amico sacerdote: abbiamo scelto una “professione che è caratterizzata per il suo servizio alla sofferenza dell’uomo”.

Non è facile lavorare quando il mondo è alle prese con una pandemia; a volte vorresti solo piangere e non pensare…

Poi accendi la Tv e un grande uomo che è il nostro Papa Francesco, pronuncia queste parole:

“Ci siamo trovati impauriti, siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa, ci siamo resi conto di trovarci tutti sulla stessa barca…tutti fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari. Tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti, tutti. Non possiamo andare ciascuno per conto suo…ma solo insieme.”

È in quel momento che torna la speranza e si riaccende il motore che ci porta a fare questo lavoro, che ogni giorno ci fa dire: “Sempre al vostro fianco”.