Come la Pandemia ha stravolto i Funerali: ora senza abbracci e senza baci

I sacerdoti indossano la mascherina

I familiari e gli amici, dove sono finiti?

Sono vietati gli assemblamenti ☹

Tutti indossano la mascherina e i pochissimi congiunti sono a distanza di sicurezza. La pandemia ha stravolte le regole del gioco, ha tolto i baci, gli abbracci e le carezze ai familiari Il covid-19 ha stravolto l’ultimo saluto

Eh già!

Che ci crediate o no, i funerali si fanno ogni giorno. Il virus non ha fermato la morte. Ha bloccato tante cose, ma la morte proprio NO

Eppure  in questi giorni,  non si fa altro che parlare dei medici, degli ospedalieri e di tutto il personale paramedico in prima linea

Ecco che “Tv, giornali, Web, hanno fatto i plausi a tutti, camionisti, dipendenti dei supermercati, infermieri, dottori, volontari etc. d’accordissimo con voi e unito a voi… più che mai.

Ma alle agenzie di onoranze funebri ed agli operatori del settore, che da giorni continuano a dare la loro disponibilità e si sono messi al servizio delle famiglie e dei dolenti per organizzare nonostante tutto dei funerali dignitosi ai loro cari deceduti in questo triste periodo?
Hanno dovuto affrontare situazioni pericolose e tutto ‘ora le affrontano con il rischio di essere contagiati anche loro …. ma nessuno li ha ancora citati…

Alle aziende funebri del settore produttivo che stanno facendo turni doppi per sostenere ed affiancare i loro clienti rifornendoli di tutto il necessario per l’espletamento del loro indispensabile lavoro?

A questo punto oggi lo voglio fare io!
Quindi un grande applauso a tutta la categoria, con l’augurio che presto tutto torni alla normalità”.

Così Marco Ghirardotti Presidente Assocofani esprime la sua gratitudine a tutti gli operatori di settore

E noi dove siamo? Anche noi in prima linea, a lavorare senza sosta, con le restrizioni dettate dal Dpcm 11 marzo 2020, il decreto ha cambiato tutto. Al dolore si aggiunge il dolore

Oggi chi piange, piange in solitudine, distante almeno un metro dagli altri parenti. Il coronavirus ha aggiunto dolore al dolore, ha stravolto le nostre vite e i nostri lutti.

Non si celebrano più i funerali.

Non ci sono più le camere ardenti, né le messe, né i commiati.

Una veloce preghiera e una benedizione, a questo si riduce l’ultimo saluto.

Nell’emergenza sanitaria che colpisce il mondo si muore ancora più soli e come si dice “oltre al danno le beffe”

Si consuma tutto in fretta.

Le imprese di onoranze funebri – in tutto questo – che compito hanno?

Quello di consigliare ai parenti dei defunti di non far partecipare alle esequie troppa gente, e tutti rispettano le regole. Il rischio di contagio si evita abolendo di fatto i minuti di raccoglimento, le condoglianze, la possibilità di rimanere uniti nel ricordo e nel dolore. I cortei funebri non esistono più

La paura della pandemia in corso ha cancellato ogni altra cosa, anche il cordoglio.

Regna sovrana la paura

Regnano sovrane le lacrime sommesse

Il tempo e lo spazio sono invasi dalla paura e si ha fretta di chiudersi nelle case.

Il coronavirus ci ha tolto tanto e forse dovremmo riflettere.

Nemmeno la morte di chi abbiamo amato concede una deroga.

I funerali erano anche il luogo in cui augurare alla persona cara di riposare in pace, sono diventati – con la pandemia – una semplice e veloce sepoltura.

Un nuovo paradigma è entrato nelle nostre vite, e non c’è bisogno di essere cristiani e credenti per provare un ulteriore nodo in gola a dover rimanere soli nella propria sofferenza, le mani con i guanti, la mascherina sulla bocca, la voglia di piangere.

Ma in fondo dove sono i nostri cari, se non in fondo ai nostri cuori?

È quello che ci domandiamo mentre continuiamo a seppellire i nostri cari a Pescara