La morte ai tempi del Coronavirus

Non è un momento facile per l’intera Italia, non è mai successo di vedere il nostro paese chiuso, limitato e bloccato.

Ma era una necessità, un dovere per dare ancora valore alla vita e far cessare questa emergenza che si chiama Coronavirus.

Un’ emergenza nazionale che vede coinvolte tutte le regioni e che mette davanti a un’allarmante situazione fatti di cifre che fanno paura; i dati della Protezione Civile (al momento della pubblicazione dell’articolo) parlano di 7.985 malati ha segnato un aumento di 1.598 rispetto a ieri; i guariti sono 724 in totale, 102 nelle ultime 24 ore. I decessi invece, arrivati a 463 in totale, sono 97 in più di ieri.

Di questi, riferisce Borrelli: “L’1% si trova nella fascia di età tra 50 e 59 anni, il 10% nella fascia tra 60 e 69 anni, 31% tra 70 e 79 anni, il 44% nella fascia 80-89 anni e il 14% è ultranovantenne”.

Morire di Coronavirus si può, purtroppo sì e a farne le spese, come notato, sono le persone anziane; quelle fasce di popolazione cioè in cui sono presenti patologie pregresse che, con la potenza di questo virus, danneggia irrimediabilmente il sistema immunitario.

Interessante è l’intervista fatta dal sito Si può dire Morte al medico Marco Lesca, che lavora da anni sul territorio piemontese.

Alla domanda come si affronta il lutto con i parenti, risponde:

“Negli anni ho compreso che ciò che mi spaventa nel vedere la morte è la certezza che prima o poi morirò anche io. Un buon medico deve fare i conti con la propria morte per stare accanto a chi perde qualcuno e a chi sta per morire, ma anche per non essere schiacciato dalla sensazione d’impotenza. Ho imparato che con i familiari e i pazienti bisogna comunicare come si fa con i bambini, senza dare la possibilità di fraintendimenti, e che è necessario, soprattutto in caso di rianimazione, dare frequenti resoconti del nostro operato, per permettere alle persone di comprendere cosa sta accadendo in tempo reale.”

Non facile per chi fa il nostro lavoro sentire parlare di cifre così, di vivere una situazione così pesante, di stare vicini a famiglie colpite da un tale dolore.

Molti infatti non possono nemmeno salutare per l’ultima volta i loro cari perché il Coronavirus ti lascia solo magari in isolamento, più probabile in ospedale nel reparto di Terapia Intensiva.

E’ questo il dolore più grande che ci portiamo dentro in queste ore drammatiche; ma è il nostro lavoro e noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà.

Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.

Sicuramente un lavoro difficile, molte volte ci sentiamo ripetere che non tutti ne sarebbero capaci, ma lo amiamo.

Abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie in un momento delicato e di grande fragilità emotiva. Ogni persona affronta il lutto in modo diverso: chi rimane distaccato, chi invece segue e cura ogni dettaglio, chi sceglie di raccontare e chi si chiude in un “assordante” silenzio.

Ma noi siamo lì, rispettando le reazioni di ognuno, perché come dice un nostro amico sacerdote: abbiamo scelto una “professione che è caratterizzata per il suo servizio alla sofferenza dell’uomo”.

Non è un momento facile ma ce la faremo, tutti insieme avendo sempre un pensiero per chi non c’è più magari semplicemente portando un fiore sulla tomba dei nostri cari…

 “I fiori sanno ridere, i fiori sanno sorridere, i fiori sanno anche assumere un’aria triste, giungendo persino alla disperazione – ma nessun fiore sa piangere. La natura è totalmente stoica; per questo ci offre il più sublime esempio di coraggio ed è la nostra maggiore consolatrice. (Malcolm de Chazal)

Novembre, il mese dedicato al ricordo: i riti funebri in italia e nel mondo

Il mese di novembre… A quanti dà un velato senso di malinconia, di tristezza?

Sarà che le giornate ci accorciano, le ore di sole sono poche e il freddo bussa alle porte delle nostre case.

Novembre poi è sempre ricordato per la commemorazione dei defunti.

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa Cattolica.

Ma in questo caso non c’è tristezza che dovrebbe invaderci. Certo, l’assenza dei nostri cari in questo mese si sente forse in modo più marcato; proviamo però a vederla proprio come una commemorazione, un omaggio e un ricordo positivo.

«Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!» (Giobbe)

Una festa quindi? Sì, un modo per ricordare con il sorriso chi non c’è più, e in tanti parti del mondo il rito dei defunti è celebrato anche con tipicità gastronomiche del territorio.

Come dimenticare però il modo più bello di ricordare un defunto: portare un fiore al cimitero. Di questo abbiamo parlato in diversi articoli perché ogni stagione ha un fiore. I fiori primaverili sono ovviamente diversi dai fiori autunnali in quanto temperature e resistenza sono diversi!

 

“Ma come scegliere i fiori migliori in questa stagione? Questa volta forse dovremo fare un po’ i conti con la stagionalità. Sicuramente se conosciamo bene la persona che ci ha lasciato, portare i suoi fiori preferiti è il gesto più bello per sentirlo/a ancora vicino; ci sono però alcuni fattori da prendere in considerazione tipo il periodo dell’anno.”

[…] I garofani sono fiori robusti che non si appassiscono facilmente e, nel mondo dei fiori, sono tra quelli con la maggiore capacità di sopravvivenza. Durano per giorni e sono anche tra i fiori che durano di più in vaso e possono rimanere freschi fino a tre settimane se gli si danno le giuste cure e attenzioni.”

A proposito di tradizioni, diamo uno sguardo al resto del mondo?

Non possiamo non citare Halloween con le zucche intagliate. Sapete da dove deriva questa tradizione?

Leggenda vuole che Jack, un grande bevitore di birra, che, dopo essere riuscito a imbrogliare il diavolo in persona, una volta morto non fu accettato né all’inferno né in paradiso. Così, mentre vagava senza meta, per fare un po’ di luce prese una grossa rapa, ne tolse la polpa, fece dei buchi attorno e ci mise dentro alcune braci ardenti. E da allora vaga nell’aldilà con la sua lugubre lanterna.

A Singapore per esempio si festeggiano i fantasmi affamati, per celebrare l’assoluzione delle anime dei morti; oppure in Messico ci sono i famosi “dias de los muertos”, una celebrazione che arriva dalle popolazioni pre-ispaniche, più familiare che pubblica, il momento in cui si ricordano e si onorano i propri familiari defunti, che nella notte tra l’1 e il 2 novembre passano il “ponte” dall’Aldilà per unirsi alle proprie famiglie, ma solo se vengono ricordati e la loro foto esposta sull’altare familiare.

Andando in Oriente, la festa dei morti in Cina cade in aprile. In questa occasione la famiglia si reca presso le tombe dei propri cari e se ne cura, sistemando le piante, pulendo e ridipingendo i caratteri sulla tavoletta tombale. Poi, sulla tomba mette cibo in offerta e bastoncini di incenso da bruciare. Tè e vino vengono versati attorno alla tomba assieme al riso.

Questo vagando per il mondo, ma in Italia? Anche qui le tradizioni sono diverse nelle varie regioni, vediamo alcune:

  • Valle D’Aosta: si lasciano pietanze sui davanzali per i morti;
  • Piemonte: si apparecchia la tavola con un posto in più, nel caso in cui il defunto venga a fare visita;
  • Emilia Romagna: il cibo da lasciare ai defunti viene scambiato di casa in casa;
  • Abruzzo: il tavolo da pranzo apparecchiato e si accendono tanti lumini quante sono le anime care;
  • Calabria: tavola apparecchiata e un mazzo di carte nel caso in cui il defunto fosse un uomo.

Tradizioni, ricordi, emozioni: parole che da sempre fanno parte e ci accompagnano nel nostro lavoro, un lavoro spesso difficile e complicato ma che svolgiamo con tanta umiltà e rispetto.

Ecco perché vogliamo farvi conoscere da vicino il nostro quotidiano, raccontandovi di noi anche attraverso curiosità dal resto del mondo.

Avete per esempio letto l’articolo sui Nativi d’America?

“Ecco perché per loro il concetto di Morte non è la “fine” di qualcosa ma una tappa del cerchio sacro, il simbolo che rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i nativi d’America è la massima divinità. Il passaggio della vita alla morte quindi, non era che un viaggio nel quale, chi rimaneva sulla terra, non si sentiva mai abbandonato grazie alla presenza di spiriti guida che si palesavano sotto forma di animali o forze soprannaturali ed assumono nomi diversi in relazione alla popolazione che li venera.”

Se vi è piaciuto, tante altre notizie vi aspettano sul nostro blog!

Addio all’amico a 4 zampe: cosa fare?

Superare il dolore non è una cosa facile, né semplice, nè veloce. Spesso richiede anni e, stando a quanto dicono in molti, bisogna farsi attraversare dal dolore, viverlo; solo così potrà scorrere e andare via.

Come dire addio per sempre a un nostro caro? L’addio è solo una questione fisica, se è stata/o davvero importante, rimarrà sempre con noi e dentro il nostro cuore.

Salutare per sempre una persona che abbiamo amato è un momento complicato, allo stesso modo è complicato dire addio a un caro amico a 4 zampe.

I nostri amici animali sono entrati nelle nostre viste e nelle nostre case non solo come “compagnia” ma fanno parte e vivono la quotidianità.

Ci si affeziona alle loro coccole e alla loro presenza proprio come si vuole bene a un amico; ecco perché la morte di un gatto o di un cane può essere fonte di dolore e dispiacere.

Rispetto a molti anni fa quindi le cose sono profondamente cambiate, oggi un cane o gatto deceduto non è più trattato come banale rifiuto ma come un essere che merita cura e attenzione.

Un’attenzione sempre maggiore intorno all’argomento al punto che dallo scorso marzo si svolgono corsi per dire addio all’animale domestico proposto dalla Scuola Superiore di Formazione per la Funeraria di Bologna.

L’intento di un corso simile è quello di “contribuire a rafforzare il valore culturale dell’affezione all’animale da compagnia con specifiche informazioni sulla Death Education nei confronti del pet e fornire gli strumenti per accrescere le competenze volte alla corretta organizzazione di un commiato per l’animale da compagnia.”

A chi rivolgersi se il nostro amico a 4 zampe muore? Al proprio veterinario, per esempio, che ha il compito di certificare il decesso dell’animale; inoltre la legge prevede che tale documento vada portato all’Asl dai 3 ai 15 giorni a seconda delle disposizioni di ogni singola Azienda sanitaria locale. Il cane, a questo punto, verrà cancellato dall’anagrafe. Per il gatto, invece, non è necessario alcun certificato.

Sempre restando alla normativa, il sito La legge per tutti precisa che:

“Il certificato di morte del cane deve riportare il fatto che l’animale non abbia morso né una persona né un altro animale negli ultimi 15 giorni. Se così fosse stato, infatti, il cane non potrebbe essere soppresso finché non viene accertato che non abbia contagiato la rabbia a qualcuno. E’ importante riportare questo episodio: in caso di omertà, pur con tutte le buone intenzioni, sia il proprietario dell’animale domestico sia il veterinario avrebbero delle responsabilità nel peggiore dei casi.”

Dove si può seppellire un animale domestico? Quattro le strade possibili:

  1. In giardino a patto che il veterinario firmatario del certificato di morte lo sappia, perché se il microchip è rimasto all’interno del corpo dell’animale, l’Asl deve rilevarlo nel terreno del proprietario prima di disattivarlo. Inoltre, è possibile seppellire l’animale domestico in giardino solo se l’animale non è morto a causa di una malattia infettiva;
  2. Portare dal veterinario il corpo dell’animale defunto in modo da portarlo in qualche azienda che si occupi di cremazione di cadaveri;
  3. Avere le ceneri del proprio animale se si sceglie la cremazione singola;
  4. Portare il corpo dell’animale presso un cimitero per animali presentando anche il certificato di morte firmato dal veterinario.

Per tanti il rapporto con l’amico a 4 zampe è davvero unico e indissolubile e per lui vuole qualcosa di più: ecco che l’azienda funebre offre un servizio dedicato all’amico animale.

Ci siamo anche noi come impresa funebre a garantirti un servizio di cremazione per il tuo animale domestico di qualsiasi taglia. Ti offriamo quindi un servizio completo anche per i nostri amici a quattro zampe, nel pieno rispetto della normativa vigente.

Vicini ai nostri clienti in un momento di grande dolore unendo emozione e professionalità: è questo il nostro obiettivo quando lavoriamo.

Se sei curioso e vuoi conoscere tutti gli aspetti del mestiere, segui il nostro blog.

I Nativi d’America e la Morte: un addio senza confini

Carissimi amici del blog, ricordate quando abbiamo anticipato nell’editoriale di cosa avremmo parlato nei nostri articoli?

Bene, abbiamo mantenuto la promessa.

Abbiamo trattato dei fiori:

5-fiori-dautunnoParlando dei Fiori d’Autunno abbiamo ricordato un prezioso insegnamento: “Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.”

 

 

un-fiore-per-il-tuo-defunto-anche-destateMa il Fiore è una scelta perfetta in tutte le stagioni, anche in Estate, perché “Facile o difficile che sia esprimere un sentimento come l’amore, possiamo immaginare quanto faticoso ci appaia talvolta un gesto di cordoglio verso i familiari di un defunto? Ci assale il timore di urtare la loro sensibilità, di essere inopportuni e inadeguati. In quei momenti nessuno può far nulla. Ecco perché – forse – dirlo con un fiore, è ancora oggi la forma migliore per portare le proprie condoglianze in senso di affetto e vicinanza? Cosa si fa quando la famiglia chiede espressamente a parenti e conoscenti di astenersi dall’usanza, e di preferire opere di bene?”

fiori-per-le-corone-a-primaveraE lo stesso vale in Primavera, perché come ci ricorda Malcolm de Chazal “I fiori sanno ridere, i fiori sanno sorridere, i fiori sanno anche assumere un’aria triste, giungendo persino alla disperazione – ma nessun fiore sa piangere. La natura è totalmente stoica; per questo ci offre il più sublime esempio di coraggio ed è la nostra maggiore consolatrice.

 

 Oggi iniziamo un altro filone di cui vi avevamo già accennato, ed iniziamo a parlare dei riti funebri nel mondo, vedendo nello specifico cosa accade ai nativi del Nord America, come vivono e interpretano la morte e lo facciamo subito con questi versi:

Tieni stretto ciò che è buono,

anche se è un pugno di terra.

Tieni stretto ciò in cui credi,

anche se è un albero solitario.

Tieni stretto ciò che devi fare,

anche se è molto lontano da qui.

Tieni stretta la vita,

anche se è più facile lasciarsi andare.

Tieni stretta la mia mano,

anche quando mi sono allontanato da te.

Questa è una poesia indiana che rimanda al concetto dell’aldilà, di ciò che attende l’uomo dopo la morte.

Iniziamo con queste splendide parole l’articolo di oggi analizzando e cercando di capire come le popolazioni aborigene del Nord America interpretavano la Morte.

Ma chi erano questi Indiani? Il termine più appropriato è Nativi Americani, il termine indiano infatti fu coniato con Cristoforo Colombo che, in cerca di una rotta che consentisse di raggiungere l’Asia attraversando l’oceano Atlantico, credette di aver raggiunto le Indie Orientali, ignaro invece di aver toccato le coste di un continente allora sconosciuto agli Europei; gli spagnoli battezzarono quindi il nuovo mondo “Indie occidentali”, e solo successivamente America, in onore di Amerigo Vespucci.

Molti di questi nativi del Nord America, furono popolazioni nomadi o seminomadi e questo li portò a vivere la Terra intensamente, in tutti i suoi aspetti ed elementi.

Ecco perché per loro il concetto di Morte non è la “fine” di qualcosa ma una tappa del cerchio sacro, il simbolo che rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i nativi d’America è la massima divinità.

Il passaggio della vita alla morte quindi, non era che un viaggio nel quale, chi rimaneva sulla terra, non si sentiva mai abbandonato grazie alla presenza di spiriti guida che si palesavano sotto forma di animali o forze soprannaturali ed assumono nomi diversi in relazione alla popolazione che li venera.

Ad esempio, per alcune tribù le civette erano spiriti che si erano reincarnati; oppure: se una persona veniva uccisa tagliandole la gola o veniva privato del suo “scalpo”, il suo spirito restava sulla terra a disturbare i vivi; talvolta causando malattie e morte.

Una forma di comunicazione non diretta con l’uomo comune, ma che ha bisogno di essere mediata da uno sciamano che possiede anche la facoltà di interagire con i defunti.

Interazioni e scambi con l’Aldilà che variavano a seconda delle diverse tribù: i Sioux, forse i più conosciuti, ritengono che una persona in punto di morte possa vedere il futuro. Mentre i riti funerari erano dei veri e propri passaggi e rinnovamento come con la danza del sole oppure la festa di Wokiksuye Wohanpi con la quale si salutano le anime prima della loro dipartita verso il regno dei morti.

Presso i Comanche invece le donne che muoiono mettendo alla luce un bambino ricevono una speciale considerazione, pari a quella di un guerriero che muore in un combattimento. La morte in battaglia, poi, viene considerata molto onorevole.

Infatti, sono particolarmente importanti i riti prima di un combattimento: purificarsi, vestirsi con gli abiti più belli, intrecciarsi i capelli è indispensabile per essere pronti all’eventuale lungo viaggio.

Il popolo dei Pawnee tutto era legato alle stelle, alla Via Lattea e alla Stella del Mattino venerata come una vera e propria divinità.

A lei, secondo un rituale antichissimo, veniva di tanto in tanto sacrificata una giovane prigioniera la cui anima, come narra la leggenda, serviva per assicurare fertilità ed abbondanza a tutta la comunità.

Anche per la sepoltura i riti erano diversi; sicuramente non era prediletta la terra. Alcune tribù del sud come i Shoshoni e i Kiowa usavano seppellire all’interno di grotte o sotto tumuli di pietre.

Dopo la cerimonia venivano distribuiti gli averi del defunto fra le persone più bisognose del villaggio e il nome del defunto non era più pronunciato da nessuno sino a che a qualche nuovo nato non venisse dato appunto quel nome.

Miti, leggende, tradizioni: ogni mondo e ogni popolo ha le sue ma il rapporto con l’aldilà, l’addio a una persona cara ha sempre forme di grande rispetto, onore e amore.

Elementi che da sempre caratterizzano il nostro lavoro, ingrato, difficile e ricco di momenti di commozione ma svolti sempre con professionalità e attenzione verso la famiglia del defunto.

Un lavoro dunque del quale ti facciamo conoscere curiosità e caratteristiche non solo italiane ed europee ma internazionali.

La morte appartiene a tutti, e ognuno ne interpreta il rito con le proprie usanze e consuetudini.

Seguici dunque sulle nostre news e tante saranno le curiosità che scoprirai!

Cosa accade al corpo dopo la morte?

Si decompone!

Perché un corpo si decompone dopo la morte?

Sappiamo tutti che Quando una persona muore il corpo fisico cessa di esistere. Tuttavia, il resto della sua esistenza o coscienza continua. Secondo le religioni l’anima continua a vivere.

Esiste davvero un luogo dove le anime dei nostri cari ci guardano, guidano e proteggono?

Domande difficili alle quali dare una risposta, sicuramente una persona cara resta per sempre nei nostri cuori, l’affetto va oltre e supera la dimensione terrena.

Il legame resta intatto, non ha barriere né confini, non si ferma nemmeno quando di quel corpo restano solo i resti, che nel tempo diventano polvere.

Perché avviene tutto ciò? “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, Genesi (3,19).

Questo è l’aspetto più conosciuto della religione Cattolica che richiama alla Terra la parte fisica; tutto tornerà alla Madre Terra da dove siamo stati generati.

Ma al di là di questo c’è una spiegazione scientifica, un processo che porta il corpo ad attraversare diverse fasi di decomposizione. Oggi, in questo articolo, vogliamo approfondire questo momento delicato in cui i nostri cari lasciamo definitivamente la parte fisica e che tutti noi vivremo come atto finale del nostro passaggio.

La disgregazione del corpo umano è causata da una serie di fattori, tra cui, il principale è l’assenza di ossigeno ma anche il terreno, la temperatura, l’umidità e la chimica.

Un processo che si manifesta da subito, a poche ore con la circolazione sanguigna che si ferma generando il cosiddetto pallor mortis.

Il passaggio successivo algor mortis porta il corpo del defunto ad avvicinare la sua temperatura corporea all’ambiente circostante; fino al rigor mortis che comparta l’irrigidimento dei tessuti muscolari, che resteranno in questo stato per le successive 24-36 ore.

Si parla sempre più spesso di fattori esterni che accelerano o rallentano il processo di decomposizione.

Sembra impensabile, ma i conservanti alimentari giocano un ruolo fondamentale.

Così come questi, come sappiamo, hanno la funzione di ritardare la degradazione dei cibi, preservandone tanto le caratteristiche organolettiche, allo stesso modo pare che la presenza dei conservanti chimici alimentari nel corpo ne rallenti la decomposizione.

Qual è il nesso?

La ricerca scientifica ritiene che “la decomposizione di un cadavere è formata da una serie di processi molto complessi; mentre i conservanti sono strutturati per ottenere un obiettivo a breve termine.”

Sappiamo che sono aspetti ai quali, in momenti difficili come l’ultimo saluto a una persona cara, non si pensa assolutamente ma sono processi che importanti per noi e per il nostro lavoro.

Conoscere tali processi di tipo anche chimico, fa parte infatti della nostra professionalità insieme all’attenzione e alla vicinanza a famigliari e amici del defunto.

Possiamo dire che il nostro lavoro ha due aspetti uniti dalla parte tecnico-operativa e da quella più emozionale e delicata.

Il corpo dopo la morte si decompone, torna alla Terra e da essa ne è influenzata.

Tutto quello che è vivo, esterno rimane lì, non ha più nulla a che fare con l’ultimo viaggio che i nostri cari si apprestano a fare.

Queste informazioni di carattere generale per non cadere nelle trappole delle fake news e di tutte le non-informazioni che girano intorno all’argomento.

Il nostro blog è giovane, ma ogni mese ci teniamo ad informare e a prenderci cura delle info sane e utili per i curiosi e per chi ama approfondire gli argomenti che ruotano intorno al grande mistero della morte.

 

Approfondisci anche:

5-fiori-dautunnoI fiori d’autunno

Mentre Paul Claudel scrisse: “Un fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o una fine”.

Pensare di portare un fiore sulla tomba di chi non è più vicino a noi, è un modo delicato di vivere ancora quella presenza, di sentire la persona cara vicina.

Non è facile lasciare andare qualcuno che si è amato, ma attraverso i fiori noi rendiamo ancora vivo quel sentimento!

 

la-morte-nella-letteratura-classicaLa morte nella letteratura classica

“In ambito letterario cos’è la morte? Iniziamo da uno più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo fra Settecento e Ottocento: Ugo Foscolo.

Per lui e per gli autori romantici del suo periodo, la morte è il momento della verità per l’uomo che si misura con sé stesso. La morte è dunque confortata del compianto delle persone care e se Foscolo non crede nella presenza dell’aldilà cristiano, crede nella corrispondenza d’amorosi sensi (Dei Sepolcri) che consente ai vivi di ripercorrere le vicende esemplari degli uomini grandi del passato imitandoli.

Con il Dei sepolcri dunque la morte cessa di essere vista come evento distruttivo ed essa consente di proiettare nel futuro la fama di chi ha vissuto degnamente.”

 

cremazione-ecco-cosa-fareLa cremazione: ecco cosa fare

Chi decide per la Cremazione di un defunto? L’attestazione del defunto stesso, il quale esprime questa volontà in 5 modi: scopri quali nel nostro articolo.

5 fiori d’autunno per i nostri cari defunti

Un fiore, un dono che fa sempre piacere: un modo dolce di ricordare qualcuno, di non dimenticare chi ci vuole bene, chi ci ha voluto bene, chi abbiamo amato.

Un anonimo paragonò i fiori alle tre cose belle rimaste in paradiso: Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.”
Mentre Paul Claudel scrisse: “Un fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o una fine”.

Pensare di portare un fiore sulla tomba di chi non è più vicino a noi, è un modo delicato di vivere ancora quella presenza, di sentire la persona cara vicina.

Non è facile lasciare andare qualcuno che si è amato, ma attraverso i fiori noi rendiamo ancora vivo quel sentimento!

Ma come scegliere i fiori migliori in questa stagione? Questa volta forse dovremo fare un po’ i conti con la stagionalità. Sicuramente se conosciamo bene la persona che ci ha lasciato, portare i suoi fiori preferiti è il gesto più bello per sentirlo/a ancora vicino; ci sono però alcuni fattori da prendere in considerazione tipo il periodo dell’anno.

D’estate infatti i fiori tendono a seccare prima a causa del caldo quindi servono tipologie più resistenti:

“Non dimentichiamo quello che è il fiore per eccellenza delle cerimonie e riti funerari: il crisantemo. Presenti in svariati colori, i più noti sono bianchi e gialli, i crisantemi ben si adattano ad ogni condizione climatica. Il suo essere definito il “fiore dei morti” è semplicemente legato al fatto che la sua fioritura avviene nel mese di novembre periodo che, in Italia, celebra la festa del Giorno dei Morti.”

Quando con l’autunno arriva il fresco, cambia anche la tipologia di fiore da preferire nei cimiteri. In questo articolo ve ne consigliamo 5 tra cui scegliere:

Il nome è legato all’omonimo mese dell’anno e fa parte della vastissima famiglia degli Aster, originari del Nord America, e la loro fioritura, estremamente abbondante, dura a lungo. Si tratta di una pianta perenne assai vigorosa quindi senz’altro è un acquisto interessante che non dovremo ripetere l’anno prossimo, perché esteticamente da il meglio di sé in vaso.

In autunno ha il suo momento di massima fioritura, con fiori in tonalità che vanno dal viola intenso al rosa tenue. Al di là della provenienza geografica, che ne determina anche alcune caratteristiche morfologiche, tutte le specie sono sempreverdi, perenni e di tipo arbustivo.

È una pianta particolarmente forte, e non è affatto raro infatti trovare fiori selvatici in prati e campagne. La gran parte delle specie di narciso dunque non teme né il freddo né il caldo, e può crescere anche se la temperatura scende di qualche grado sotto lo zero.

È una pianta sempreverde che si adatta bene a condizioni non proprio ottimali. Ama i luoghi luminosi e soleggiati per molte ore al giorno, ma tollera anche le esposizioni parzialmente ombreggiate. Non teme il caldo e resiste ben anche al freddo.

La pianta è una sempreverde estremamente rustica che resta sempre bellissima anche nei mesi invernali. In inverno e primavera offre inoltre una splendida fioritura bianca e rosata. Sa adattarsi agli ambienti secchi e sopravvive senza problemi nei climi più rigidi, sopporta l’esposizione all’ombra, anche se fiorisce meno, ed è particolarmente resistente alle intemperie.

 

Per non dimenticare basta anche in piccolo gesto come portare un fiore per tornare a rivivere i momenti più belli con la persona amata.

 

Per conoscere altri piccoli segreti e curiosità legate al nostro mestiere, continuate a seguirci sul nostro blog!

La morte nella letteratura classica

Come è stata interpretata e raccontata tra il Settecento e l’Ottocento da Ugo Foscolo

La domanda è sempre la stessa: cosa c’è oltre la morte?

Cosa accade quando lasciamo le spoglie mortali?

Cosa possiamo fare per alleviare il dolore e la perdita di un caro?

Cari amici lettori, oggi iniziamo un nuovo filone di articoli attraverso il quale cercheremo di raccontarvi come la morte è vista della letteratura italiana e dai grandi scrittori di ogni epoca.

Il tema della morte, del passaggio dalla vita terrena alla vita eterna, non è una novità né tantomeno uno scandalo anzi, è al centro della poetica di tanti.

Pensare alla morte fa paura, ci fa paura perché rappresenta la perdita di qualcosa di molto prezioso: la vita. La perdita della vicinanza di quelle persone che hanno parte di noi, nel nostro quotidiano; eppure la morte è solo una lontananza fisica, materiale. I nostri cari sono sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri, a volta basta un fiore portato sulla tomba per sentirli vicini.

Un discorso che vale per te, noi, pensando a cosa significa morire; ma in ambito letterario cos’è la morte?

Iniziamo da uno più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo fra Settecento e Ottocento: Ugo Foscolo.

Per lui e per gli autori romantici del suo periodo, la morte è il momento della verità per l’uomo che si misura con sé stesso.

La morte è dunque confortata del compianto delle persone care e se Foscolo non crede nella presenza dell’aldilà cristiano, crede nella corrispondenza d’amorosi sensi (Dei Sepolcri) che consente ai vivi di ripercorrere le vicende esemplari degli uomini grandi del passato imitandoli.

Con il Dei sepolcri dunque la morte cessa di essere vista come evento distruttivo ed essa consente di proiettare nel futuro la fama di chi ha vissuto degnamente.

È l’opera dove il tema della morte è trattata in modo più ampio e chiaro visto che la sua nascita derivi a seguito di una discussione, avuta nel salotto letterario di Isabella Teotochi Albrizzi con il letterato Ippolito Pindemonte, sulla regolamentazione delle pratiche sepolcrali. L’editto stabiliva che le tombe dovevano essere poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, era una commissione di magistrati a decidere se far incidere sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica.

L’editto dunque offre al poeta l’occasione per svolgere una densa meditazione filosofica sulla morte e sul significato dell’agire umano.

Lo scrittore arriva alla conclusione che “In generale il fine ultimo della morte è che va accettata come naturale destino dell’uomo”.

Ma come si fa?

Come si può?

Questa accettazione non vuol dire vivere in maniera passiva, perché è comunque possibile indirizzare il percorso della storia verso una precisa evoluzione. In questo senso, la memoria è un prezioso elemento di riscatto contro l’oblio e il nulla a cui ci porta la morte.

Morte che Foscolo narra e scrive in diversi sui capolavori; ne riportiamo due:

 

In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo

di gente in gente, me vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

il fior de’ tuoi gentil anni caduto.

 

La Madre or sol suo dì tardo traendo

parla di me col tuo cenere muto,

ma io deluse a voi le palme tendo

e sol da lunge i miei tetti saluto.

 

Sento gli avversi numi, e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch’io nel tuo porto quiete.

 

Questo di tanta speme oggi mi resta!

Straniere genti, almen le ossa rendete

allora al petto della madre mesta.

 

 

Alla sera

Forse perché della fatal quiete

tu sei l’immago, a me si cara vieni,

o Sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,

 

e quando dal nevoso aere inquiete

tenebre e lunghe all’universo meni,

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.

 

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme

 

delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

 

Per approfondire il tema nella letteratura ti invitiamo a leggere il nostro blog e a seguire i prossimi articoli!

Forse mai avremmo pensato di soffermarci sul discorso letterario, ma di fatto nulla è più straordinariamente avvincente del tema, laddove in queste righe ciascuno trae il suo conforto!

Cremazione: Ecco cosa fare!

Pensare di non vedere più, ascoltare e parlare più con una persona cara, non è affatto semplice.

Il momento del distacco è difficile da gestire e non si accetterà mai completamente il distacco.

Portare fiori al cimitero è il modo più bello e più umano di sentirci vicino al nostro caro

La morte è però un momento che, purtroppo, prima o poi arriva; è la legge della vita del resto: si torna alla Madre Terra.

“Polvere eravamo, polvere torneremo” diceva qualcuno. Ed è la verità: la decomposizione del corpo avviene in un lasso di tempo lunghissimo giunto il quale le ossa diventano polvere.

Il corpo che diventa polvere: è questo ciò che accade se si sceglie, quale rito funebre, la Cremazione.

Essa infatti è definita come “la pratica di ridurre, tramite il fuoco, un cadavere nei suoi elementi base (gas e frammenti ossei”.

Attenzione però, c’è una precisazione da fare: la cremazione non riduce il cadavere in cenere; i resti di tale pratica infatti sono frammenti ossei friabili che, in un secondo momento, vengono sminuzzati fino a formare una cenere che poi, a seconda degli usi, delle consuetudini o delle ultime volontà della persona defunta, vengono custodite in un’urna, sepolte, sparse, o altro.

E’ una pratica molto antica dell’Asia soprattutto in India dove culture antiche hanno creduto che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei defunti in un altro mondo, o che ne impedisse il ritorno tra i vivi.

In Italia si parla di primitive forme di Cremazione sin dal Neolitico per poi sparire con l’arrivo del Cristianesimo; un rituale che non diventa un vero e proprio tabù ma è guardato con sospetto dalle autorità religiose e, a volte, apertamente osteggiata a causa della sua origine pagana greco-romana.

Da quei secoli ad oggi, le cose sono profondamente cambiate e, il rito di cremare il corpo di un proprio caro, è aumentata: si stima, secondo i dati relativi al 2008, che, nelle due principali metropoli del Nord Italia, Torino e Milano, la percentuale supera il 50%.

Chi decide per la Cremazione di un defunto? L’attestazione del defunto stesso il quale esprime questa volontà in 5 modi:

  • un testamento registrato dal notaio;
  • un testamento olografo (cioè scritto di proprio pugno) datato e firmato;
  • l’iscrizione ad un’associazione pro cremazione riconosciuta oppure ad una società di cremazione;
  • dal coniuge e dai parenti più vicini, con atto scritto. Se concorrono più parenti dello stesso grado, per disporre la cremazione è necessaria la maggioranza assoluta di essi da comunicare all’ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di ultima residenza del defunto;
  • in caso di minori e interdetti, la volontà alla cremazione deve essere manifestata dai loro legali rappresentanti.

A ciò va aggiunto che la persona, può affidare il compito di disperdere le sue ceneri a un parente o amico.

Forse questo è il momento più difficile specie se la volontà del nostro caro è la dispersione in un luogo aperto; le ceneri infatti possono essere sparse:

  • in aree apposite all’interno dei cimiteri;
  • in natura, ossia in mare, nei laghi e nei fiumi solo nei tratti liberi da imbarcazioni e opere;
  • in aree private purché all’aperto, con il permesso dei proprietari e senza finalità di lucro.

Il processo di Cremazione, in generale è di competenza del Comune: ogni amministrazione infatti regola le modalità di tale rito e determina le modalità di conservazione.

Se la scelta è la conservazione in casa all’interno di un’urna, la medesima dev’essere sigillata con cura e in ogni caso:

  • consentire l’identificazione dei dati anagrafici del defunto;
  • avvenire tramite tumulazione, interramento o consegna ai familiari.

Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno.

Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.

Con questo articolo di oggi, ti abbiamo raccontato un piccolo ma importante aspetto del nostro delicato lavoro; seguiteci sul nostro blog per scoprire molto di più.

Un fiore per il tuo defunto anche d’estate

Continuiamo a parlare di fiori, della loro bellezza e dei loro colori che accompagnano i nostri cari defunti nel loro ultimo viaggio in questa vita terrena.

Dunque, nei precedenti articoli vi abbiamo parlato del loro ruolo nell’ultimo viaggio:

“Facile o difficile che sia esprimere un sentimento come l’amore, possiamo immaginare quanto faticoso ci appaia talvolta un gesto di cordoglio verso i familiari di un defunto? Ci assale il timore di urtare la loro sensibilità, di essere inopportuni e inadeguati. In quei momenti nessuno può far nulla. Ecco perché – forse – dirlo con un fiore, è ancora oggi la forma migliore per portare le proprie condoglianze in senso di affetto e vicinanza? Cosa si fa quando la famiglia chiede espressamente a parenti e conoscenti di astenersi dall’usanza, e di preferire opere di bene?”.

Poi abbiamo visto i fiori più usati nelle corone:

“I garofani offrono un’intera gamma di fantastici colori naturali, dal rosso al bianco al rosa al giallo, persino al giallo e all’arancione e senza dimenticare quelli variegati rossi e bianchi. E per eccedere con la fantasia, i più abili ed estroversi, con un po’ di tintura per assorbimento, quella per immersione o quella a spruzzo, si possono perfettamente ottenere garofani verdi, blu o neri da aggiungere a qualsiasi corona o bouquet. Oltre ad essere il fiore nazionale della Spagna, di Monaco di Baviera e della Colombia cambiano significato secondo il loro colore. Il bianco, ad esempio, viene associato alla Festa della Mamma, mentre i fiori verdi vengono spesso prodotti per celebrare il giorno di St. Patrick, patrono d’Irlanda dove sono molto comuni ed utilizzati.”

Questa volta invece guardiamo alla bella stagione perché, con il caldo, la delicatezza del fiore ha una vita diversa, più breve. Ed è per questo che, per i nostri cari defunti dobbiamo scegliere una tipologia in grado di resistere a temperature più alte.

Non dimentichiamo quello che è il fiore per eccellenza delle cerimonie e riti funerari: il crisantemo.

Presenti in svariati colori, i più noti sono bianchi e gialli, i crisantemi ben si adattano ad ogni condizione climatica.

Il suo essere definito il “fiore dei morti” è semplicemente legato al fatto che la sua fioritura avviene nel mese di novembre periodo che, in Italia, celebra la festa del Giorno dei Morti.

Un legame che, in realtà, è solo italiano visto che negli altri paesi ha un significato diverso; è detto infatti “fiore dell’oro”. In Corea e in Cina ad esempio è il fiore dei festeggiamenti, in Giappone è il fiore nazionale.

Nel paese del Sol Levante è inserito nello stendardo imperiale del Giappone; l’attuale stendardo dell’Imperatore del Giappone è costituito da un crisantemo dorato di sedici petali posto al centro di uno sfondo rosso; le proporzioni sono di due unità in altezza e tre di lunghezza.

Nel Regno Unito, per esempio, si regala per felicitarsi per una nascita; ancora: in Australia è il fiore donato per la festa della mamma, mentre negli Stati Uniti simboleggia la gioia e la positività.

Un fiore dunque dalla rara bellezza e dal pregiato significato, adatto ad accompagnare il nostro caro nel suo ultimo viaggio in questa vita terrena.

Un altro fiore è sicuramente l’Eurypos, la bellissima margherita gialla che sicuramente avrai visto tante volte nelle corone o nei vasi delle lapidi.

Diverse sono le varietà ma il suo giallo è davvero inconfondibile e la sua semplice eleganza sono difficili da confondere e anche da dimenticare.

Nasce nelle zone africane, è quindi abituata al caldo dell’estate (infatti si consiglia di metterla all’interno nei mesi invernali) ed ha una resistenza tale che la rende idonea a ornare le tombe dei nostri cari o essere usata per cuscinetti e corone.

Se preferisci qualcosa di meno tradizionale e vuoi ricordare il tuo caro con qualcosa di diverso, puoi scegliere tra mughetti, non ti scordare di me oppure delle piante sempreverdi tipo ginepri striscianti o altre conifere nane.

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