Killfie: morire per un selfie, perché?

La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia. (Vasco Rossi)

Ci è sembrata la citazione perfetta per l’argomento di oggi. Un tema non facile, non banale e nemmeno da sottovalutare.

In questo articolo parliamo infatti di Killfie, i “selfie che uccidono”; quando cioè per vivere un momento si mette a rischio la propria vita.

Ecco che Vasco ci è sembrato perfetto: un brivido, un equilibrio, la follia… Follia che, con il Killfie, ha perso il suo equilibrio e più che brivido è morte.

Una pratica fin troppo (ab)usata dai giovani visto che la fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 20 e i 29 anni.

Rischiare di perdere la vita per un selfie, ma davvero si è arrivati a tanto?

A quanto pare sì… e il sito Life Tre Punto Zero, cerca di darne una spiegazione storica e sociale:

“Addentrandosi nell’aspetto storico possiamo osservare che questo fenomeno sia emerso in maniera recentissima anche se le esperienze estreme e le gesta al limite son sempre state compiute e immortalate in ogni epoca (si veda per esempio la tauromachia). Si può osservare le statistiche che, seppur variegate, ci mettono in guardia: mentre alcuni dati – a nostro avviso imprecisi e forse volutamente allarmistici – riportano 170 morti all’anno, le ultime ricerche attestano che dal 2011 a febbraio 2018 le vittime dichiarate.”

Alla base di questa macabra moda ci sono, tra gli altri, elementi quali “la dispersione scolastica e l’analfabetismo funzionale, che pregiudicano la disponibilità di un ascensore sociale efficiente, l’investimento in capitale umano e, quindi, la crescita individuale e collettiva.” (State of mind)

Quale sarebbe il motivo per cui farsi un selfie ad alto rischio? A quanto pare diversi:

  • per annegamento,
  • per morti legate ai mezzi di trasporto,
  • cadute da posti molto alti,
  • fulminate da scariche elettriche,
  • per incidenti con armi da fuoco,
  • per attacchi da parte di animali selvaggi.

Per chi ama la vita è assurdo pensare a cose del genere, eppure in diversi paesi del mondo è una pratica molto diffusa come in India dove per un Killfie muoiono 159 persone.

A seguire: 16 vittime in Russia, 14 negli USA, 11 in Pakistan, 30 nei paesi asiatici, 17 in Europa, 4 in Africa e 2 in Oceania.

Interessanti spiegazioni e interpretazioni del fenomeno vengono dalle teorie di Daniel Kahneman, psicologo israeliano i cui lavori hanno permesso di applicare la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia cognitiva ai fini della comprensione del processo decisionale dei soggetti nella sfera economica, in condizioni sia di certezza sia di incertezza.

 

Si parla cioè di un “Sistema 1” e “Sistema 2”: il primo è intuitivo, impulsivo, è volto alla gratificazione immediata; il secondo invece dà ordine e senso alle informazioni che gli provengono dal “Sistema 1”.

Pare che nei giovani il “Sistema 1” sia quello dominante; l’istinto che prevarica sulla regione e impedisce di capire il pericolo anzi, al contrario, il cervello si eccita davanti a tali situazioni.

Tutto ciò viene poi amplificato dai social o meglio, dall’uso distorto dei social da parte dei ragazzi che rende quindi il Killfie più frequente di quanto lo sia; portando a un’escalation competitiva per sbaragliare tutti gli altri competitors e diventare il capo-branco, ovvero degno di entrare a far parte di una determinata community.

Come risolvere il problema? Non è semplice, non è un processo rapido ma la questione merita allerta da parte di tutti.

Un articolo questo che fa pensare anche noi, non ci ha lasciato indifferenti ma abbiamo ritenuto giusto affrontarlo per metterne a conoscenza i nostri follower e clienti.

Ci vediamo nei prossimi post blog!